Obiezione di Coscienza

Cervi nella Bruma Mattutina
Cervi nella Bruma Mattutina

Cervi nella Bruma Mattutina

L’aria torbida e pregna di umidità ancora pungente continuava ad avvolgere in una coltre fredda e lattiginosa la pianura lungo la strada nonostante fosse oramai tarda mattina. Il grigiore invernale delle case e dei vasti terreni incolti sembrava quello delle vecchie fotografie di altri più fertili momenti.
Tutto ciò non mi rallegrava affatto; anzi, quella melanconica visione amplificava la tristezza del paesaggio. Nonostante tutto, si spandeva nel mio cuore e dai miei desideri più intimi il calore della gioia di vivere.

Finalmente! – mi dicevo – impaziente e curioso di sapere, di conoscere, di sentire in prima persona la responsabilità delle proprie scelte.

Avevo aspettato a lungo, e a lungo avevo sofferto e rimandato la sfida. Avevo dormito, vegetato nell’attesa della vita. Sbagliando.

Sedici mesi erano trascorsi, lunghissimi, da quando, entusiasta dell’utilità del servizio civile, avevo presentato domanda di riconoscimento di obiettore di coscienza al ministero della difesa. Sapete, i tempi della burocrazia! Sulla carta dovevano essere al massimo sei mesi e invece la poca efficienza del ministero aveva trasformato la mia vita in un inferno. Non potevo più far progetti ambiziosi di lavoro perché non ero militassolto, e, si sa la riluttanza ad assumere personale in tal situazione. Dall’altra parte lo studio all’università non era così proficuo.

E allora, che fare?

E’ vero, leggevo spesso; avevo anche lavorato con buona volontà in quei piccoli impieghi che ero riuscito a trovare. Avevo degli amici e una ragazza a cui ero affezionato.

In realtà però ero infelice. Il lavoro non mi realizzava, mentre la lettura non è poi così produttiva. Nè, vivendo in siffatta maniera, potevo offrire allegria, serenità ed intimità alle persone a cui volevo bene. Sempre più spesso la solitudine e l’inutilità invadevano il mio cuore. Allora era ancora peggio. E’ brutto non riuscire a trovare la forza per vivere; è ancor più brutto non sapere (o non voler sapere) cosa si può fare nella vita.

Sbagliavo.

Quel giorno però era diverso. Avrei iniziato il servizio civile presso il Comune di Gaiarine; e mentre pensavo, correvo veloce sul manto morbido e dritto della strada che mi stava conducendo al paese.

Un anno – continuavo più sereno – un anno solo e poi avrei potuto riprendere i progetti per la mia vita. Che bello! Mi sembrava di rinascere. Non mi sarei più presentato ai colloqui di lavoro con direttori generali, direttori di banca od altri con quel senso di colpevolezza di chi chiede sapendo di non poter ricevere e di chi sa di non aver nemmeno la possibilità di dimostrare – soprattutto a sè stesso – quanto vale. Mi sentivo finalmente libero. Ero di nuovo libero di scegliere il mio destino. Anzi, gli stavo correndo incontro.

Ancora non sapevo che più volte sarei rinato. Non mi rendevo conto di quanto bene mi avrebbe profuso tutto ciò. Tra l’altro ero anche curioso e assaporavo quel gusto dell’ignoto e dell’avventura che andavo a vivere: chissà a quali segreti della vita sarei riuscito ad accedere; chissà quali tesori avrei trovato; chissà quali esperienze e quali personaggi avrei consociuto.

Ero un piccolo esploratore, mentre la mia vita era la foresta inesplorata.

(scritto del dicembre 1992)

3 Responses

  1. Anna scrive:

    Mi piacerebbe sapere poi com’è andata… Ho “gestito” per un paio d’anni una serie infinita di ragazzi che come te hanno scelto di fare l’obiettore di coscienza. Non ho mai trovato nessuno che fosse motivato a farlo. L’unica vera motivazione era non fare il servizio militare.

  2. Massimo scrive:

    Ciao Anna! E’ vero, moltissimi ragazzi hanno svolto il servizio civile più per opportunismo che per scelta di vita. Pure io – visto che avevo potuto scegliere – avevo considerato attentamente le due possibilità, preferendo il servizio civile per un motivo “egoistico”: prevedevo che fosse un’esperienza più arricchente e che avesse più senso del servizio militare. Questa motivazione mi ha fatto bene, ed ha fatto bene anche agli altri, in quanto mi ha permesso di accettare di buon grado tutte le mansioni ed i compiti che via via mi sono stati assegnati; mentre la motivazione di “scansarla” è sempre di ripiego e non è onesta, è un boomerang che fa penare gli la sceglie!
    Allora per risponderti sono andato a ripescare un altro testo che ho scritto in quel periodo… (per capire cosa capivo…) si chiama “l’obiezione di coscienza come insegnamento”… Rileggendolo oggi mi sembra di essere stato un pazzo idealista, ma forse ero solo un po’ troppo “inquadrato”!

    Imparare a donarsi. Donare tempo, forze ed energie agli altri. Ecco cosa c’è di essenziale ed importante nel servizio di leva; e “leva” vuol dire servizio militare e servizio civile. Il principio che sta alla base è lo stesso: offrire alla Società (in teoria) ed alle persone che ci sono vicine nella vita quotidiana (in pratica) le proprie capacità umane; accantonare i meschini interessi personali e di convenienza per accorgersi che accanto a noi ci sono altre persone.
    Ditemi dove lo Stato insegna altrettanto bene e democraticamente questo importante principio!
    Sono convinto che bisogna considerare il servizio di leva come un insegnamento a donarsi agli altri, in una Società oramai troppo individualista e dove l’interesse privato ed economico si impone calpestando rispetto, solidarietà e altruismo. Ci sono persone che spesso danno la colpa allo Stato se la Società non è così giusta e corretta come vorrebbero. Qualcuna magari si domanda cosa le offre una società come la nostra.
    Penso invece che non si debba sempre “guardarsi allo specchio”; se alziamo lo sguardo infatti ci renderemo conto che c’è dell’altro oltre noi stessi. Allora penseremo a cosa potremo offrire noi, alla società, in cosa potremo contribuire noi, affinché altri conoscano un mondo migliore.
    Primo fra tutti: il lavoro (articolo 1 della Costituzione: “l’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”): un lavoro svolto con impegno e buona volontà (e soddisfazione) è un dono meraviglioso. Se ognuno di noi lavorasse in tale maniera, credendo in ciò che compie e non pensando solo alla paga mensile, la maggior parte dei difetti della società sarebbe cancellata.
    Secondo (a pari merito): la difesa della patria (sancita dall’articolo 52 della Costituzione italiana) e imposta a tutti i cittadini. Essa non vuol dire solo difesa armata, ma anche e soprattutto protezione civile, tutela ambientale, assistenza alle minoranze, rafforzamento dei servizi sociali e culturali; tutto ciò, insomma, che è utile al miglioramento della società e del bene comune.
    Il servizio militare ed il servizio civile sono due strumenti per difendere la patria. Come obiettore di coscienza penso che il servizio civile sia più efficace e diretto alle nuove esigenze della difesa, oggi. In particolare penso che sia più efficiente nel fornire servizi in quei settori che sono carenti o poco valorizzati perché economicamente gravosi o politicamente poveri (pensate che molti servizi sono rivolti a minoranze, non a tutti i cittadini).
    Pensate ai bambini, ai portatori di handicap, alle persone anziane o ai servizi culturali. Contribuire all’educazione dei bambini è un investimento di grande importanza, perché si trasmettono valori umani e stili di vita. Offrire servizi agli handicappati, a tossicodipendenti, a malati e alle persone anziane sono aiuti silenziosi e ristretti a poche persone, ma non per questo sono meno importanti. Incrementare e incentivare i servizi culturali è un impulso sicuramente positivo perché invoglia il cittadino a conoscersi meglio, a desiderare valori più elevati ed a modi di vita più gratificanti.
    Tutte queste (ed altre ancora) attività sono già alla portata di obiettori che, come me, cercano di fare di ogni attività un’esperienza personale di vita ed un insegnamento prezioso per crescere in meglio.
    E sapete una cosa? Sono felice e mi sento molto bene, gratificato ed arricchito. A dispetto di tutti quei fannulloni “imboscati” in Enti e caserme che svolgono il servizio di leva lavorando poco e male, annoiandosi, sentendosi inutili o con la coscienza sporca.
    E già, perché “imboscati” si può essere sia come obiettori, sia come militari: basta fare a meno di lavorare, di imparare e di dare.

  3. Anna scrive:

    Intanto grazie per la visita e grazie anche per la tua molto esauriente risposta. Purtroppo l’Ente di cui facevo parte era uno di quegli enti dove i ragazzi venivano a fare il servizio civile giusto per imboscarsi. Però, e su questo sono pienamente d’accordo con te, sarebbe stato molto bello e gratificante per tutti che quel poco che c’era da fare venisse fatto con coscienza….. Non sono mai rimasta così delusa dalle persone… Pazienza. Per ognuno di loro probabilmente ci sono almeno altri 10 che svolgono con coscienza e amore un incarico importante, che aiuta e che fa crescere e capire quanto importante sia la vita nostra e degli altri. Un abbraccio sincero

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