Brusar la Vecia sul Panevin

La vécia sul panevìn
La vécia sul panevìn

La vécia sul panevìn

La sera del 5 gennaio nei campi dei contadini, i nostri nonni - dopo aver ben accatastato cumuli di legna, più spesso semplici scarti della pulizia della terra e della potatura dei vignetiaccendevano fuochi mentre, nel governare le fiamme, si facevano compagnia scaldandosi un poco e scambiando quattro chiacchiere tra loro. Le nostre nonne invece riscaldavano e distribuivano il vin brulè (vino rosso bollente) e tagliavano la pinza, un dolce povero fatto di quegli ingredienti che ogni famiglia, a seconda della fortuna, poteva disporre: polenta, uvette, fichi secchi, noci, pane raffermo.

Col tempo sui cumuli più grandi e comunitari vennero eretti anche fantocci di straccivecchi spaventapasseri - anche per rallegrare quella fredda sera invernale. Nacque così l’usanza di “brusar la vecia“, che presto divenne simbolo beneaugurante dell’anno vecchio che si era appena concluso e che inevitabilmente si portava via anche le sventure di povertà e miseria della nostra gente, come a suggerire ad ognuno che era venuto il tempo oramai di dimenticare ed iniziare un nuovo anno con rinnovata speranza.

Oggi si parla tanto di befana, ma la “vecia” che si brucia sul “panevin“, è ancora un’altra cosa… in questo riccoNordEstpostindustriale e postmodernoancora oggibrusar la vecia sul panevin” vuor dire  ricordare quella voglia dei nostri nonni di dimenticare un passato di stenti e guardare ad un futuro migliore.

7 Responses

  1. Anna scrive:

    Vorrei “bruciar anche mi la vecia”, che andasse in mona a qualcuno…
    Un abbraccio sincero e che quest’anno sia quello giusto….

  2. Brick scrive:

    Volgiamo allora lo aguardo oltre le fiamme e guardiamo al futuro con speranza…..la mè vecia la sè schiantà!!! la bruceremo un’altro anno dai!! ;-) )

  3. Fanny scrive:

    Bella quella vecchia…l’ho già vista da qualche parte… :-) …lasciamo che bruci, che porti un po’ di speranza, ma facciamo in modo che non si porti via la consapevolezza del mondo che ci circonda…troppo spesso lo vogliamo dimenticare…

  4. Villi scrive:

    Anche qui si brusa la vecia. cioè non qui, a dieci km da qui c’è un paese sorto durante il ventennio, fondato da mussolini, infatti si chiamava mussolinia poi l’hanno cambiato. è stato fondato da comunità “importate” dal friuli, dal veneto, dall’emilia romagna e dal lazio. ci sono ancora i vecchi che parlano con il loro accento originale e anche per continuare a tenere vivo il ricordo delle terre che hanno lasciato, continuano a seguire le loro tradizioni. non ci sono mai andata perchè da 5 anni lavoro quella sera. ma forse un giorno.. ciao massimo. un bacio

  5. Massimo scrive:

    Per Fanny: grazie del tuo passaggio! Mi rimmarrà un bel ricordo di te!!! Sei un’anima bella! In attesa “de brusar la vecia de’l to paese”, chissà che non ci si ritrovi di nuovo in osteria, magari questa volta a giocare a carte, ma sempre in compagnia del mitico Vito e di un buon vinello!!! Ciau!!

  6. Fanny scrive:

    Grazie a te Massimo! Mi ha fatto un enorme piacere conoscerti! Aspettando di vedere i vostri bei fondoschiena e di poter giocare a carte (io e Giorgia siamo brave a briscola) mi guardo il tuo bellissimo blog…a presto…ci conto…

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