
Particolare di una installazione a Fotografia Europea 2009, Reggio Emilia
La nostra vita è un mondo che non vuole nè vedere nè considerare la morte come suo elemento fontamentale, come invece fa della nascita. Non l’accetta nè come soluzione di continuità… nè come deterioramento progressivo della qualità della vita, come per l’invecchiamento ed alcune malattie…
Il nostro bisogno d’eternità allontana la morte in tutti i modi possibili… e forse è giusto che sia! Ci esprimiamo anche in questo modo… convinti che la nostra vita continui così – o migliori – sempre. Ci consideriamo eterni bambini e non è stupido sperare di crederci.
Ma sappiamo anche tutti che è una grande illusione collettiva. Il nostro è un infantile gioco di prestigio e dietro una facciata ripulita nascondiamo malamente i numerosi segni del destino.
Ti do ragione Massimo, pienamente, su questo discorso.
Quando usi il noi però devi fare attenzione. Quel noi comprende una cultura impregnata di religione e paure. Se ci guardiamo attorno altre culture non hanno la considerazione che abbiamo noi della morte.
Già… ops… è un “noi” ristretto! Ma perché continuo a non considerare quelli che credono che esista un’aldilà migliore di questo aldiqua?… boh! Doppio boh! Triplo boh!
un pò mi colpisce questo scritto…e un pò mi ferisce il tuo triplo boh!
La morte per me è stata la perdita o l’allontanamento per sempre di persone che tutt’ora penso e mi chiedo perchè non c’è più la mia bambina…o perchè stamane al mercatino non avevo come l’anno scorso mia mamma al fianco a chiedere: prendiamo questo? o dirle: guarda che carino questo…
Poi da credente “senza boh” li penso in una dimensione dove le persone che hanno lasciato la vita terrena, vivono finalmente liberi dal dolore, se stavano soffrendo, o cmq hanno concluso il loro ciclo vitale…come un fiore, un seme…e un giorno saremo insieme per l’eternità…
ciao massi…e puoi anche non considerarmi….
Pat… pardon, non è mia intenzione ferire alcuno, soprattutto chi ha vissuto la perdita di persone care. Il malessere mistico però permane ed è sincero e molte domande continuano a rimanere senza risposta, come questa sensazione di fragilità e di effimero che accompagna il mio essere creatura.
in questo ti capisco…umanamente è comprensibile che ci si chieda questo e molto di più..
ciao massi
Ciao Pat mi colpisce molto cio che hai scritto e non vorrei che anche le mie fredde e pesate parole ti abbiano fatto male. Non ti conosco e non conosco la tua storia ma mi unisco al tuo dolore per quelle persone che ormai non ci son più e che restano solo nella nostra memoria.
Le persone però in questo modo rimangono con noi per sempre fissate con i loro gesti e i loro insegnamenti dentro di noi.
Certo la la loro mancanza, l’impossibilità di non avere con loro un rapporto “fisico” fa male, ma rimarranno sempre con noi e questo le rende immortali.
è così max, grazie
)