Extra terrestre – lo sei diventato – lo sai. Non puoi più essere di questo mondo se ti rifugi ancora quassù a nasconder le tue ferite, ove nessuno arriva, ove alcuno può occupare o rivivere, nè disturbar o riempir d’effimero, mentre perdi lo sguardo e l’intelletto a ricordar cosa foste, cosa fu. E ti muovi all’alba e geli ad aspettar che il sole d’un giorno nuovo scaldi almeno un poco questa maledetta terra, d’ingrati sassi e d’insidiose rocce, convinto che nemmeno più un’eternità di gocce d’acqua nutra e consòli l’arido luogo ormai segnato – e perduto in un istante – senza più il tuo amore.

Beissima, anche la poesia! e bravo max!
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penso a quanti amano alienarsi lontano, cercando consolazione
sono una cadorina “strappata” alla sua terra e trovo questa foto spettacolare!
Grazie Paola, troppo buona! Sono andato poi a vedere i tuoi Folletti Grigi… che meraviglie!