
Il Laghetto del Rifugio Petrarca all'Altissimo a 2875 metri
Sto fermo e non posso venirti incontro, ma ti sento arrivare. Gelo al pensiero che il mio corpo sia un io che non mi appartiene più, nè risponde più ai miei comandi. Non mi muovo e respiro a fatica, sono aggrappato ad un respiratore, unico mio ritmo, unico segno di vita. E’ sorto un muro dentro me, improvvisamente non so spiegarlo. Fuori il mondo s’è rinchiuso in una stanza, dentro un mondo è esploso in moltitudine di ricordi che si mischiano e mi confondono. Ricordo un sentiero e un piede e quella sensazione di vuoto nel precipizio, poi il buio.
Finalmente ti vedo, leggo nei tuoi occhi una pena infinita, vorrei abbracciarti, mi abbracci tu, ma non sento cosa tocchi, se mi tocchi. Nessuno riuscirà più a farlo. Mi saluti, vai via.
In passato incidevo. La vita ha inciso me un segno troppo duro. Ora vedo un muro bianco sul soffitto e uno sulla parete, posso scegliere queste lavagne di nuvole per rivivere i miei tanti ricordi, il mio futuro.
(pensieri liberi dedicati a Luigi Marcon)
Posso dire che… non ho parole….??
che significa?…
@Pat*
E’ successo veramente ad un personaggio del mio paese, ad una persona anziana e molto conosciuta, un incisore, artista e amante della montagna. Qui è famoso da almeno quarant’anni per le sue delicate acqueforti e le sue mezzetinte. Non ho la certezza assoluta perché è ancora un fatto privato, ma dai pochi elementi che ho sembra tutto vero… sembra che a luglio su un tratto di sentiero esposto qui a due passi questo uomo sia scivolato, un albero l’abbia fermato dal salto nel vuoto, ma il trauma che ha preso gli abbia schiacciato delle vertebre vicino al collo e sia rimasto paralizzato da metà polmoni in giù. Una storia triste, che ricorda il film “One million dollar baby”.
Ed è ancor più triste quando scopri che non succede solo sui film, succede davvero, succede che improvvisamente la vita ti ricorda che sei legato ad un solo filo di vita… un pensiero, una distrazione, un battito d’ali d’una farfalla. In montagna basta un piede messo male in uno dei tanti passaggi delicati, e la vita ti vola via – così – improvvisamente.
Ci penso sempre quando faccio escursioni in alta quota, sui sentieri esposti. E’ un chiodo fisso ormai che mi perseguita da anni… a volte mi prende una paura tale perché mi vedo già schiantato, giù. Perché poi la morte non è una cosa così lontana, ma è lì – vicinissima – che mi fissa dal fondo della scarpata e dal vuoto che mi risucchia…
Baci.