
Il mio micione Romeo II
Io non piango. Non mi viene da piangere quando sono triste. Solo da piccolo ho pianto per la perdita di uno dei miei gatti, non riuscendo a trattenere l’emozione. Ma da parecchi anni non mi capita più, nemmeno con una mia creatura morta di parto, quest’anno. Ma la tristezza esiste, oh eccome se esiste! Solo che rimane in fondo al cuore, come un mattone che appesantisce l’animo – lo stanca e lo smorza – e vi rimane per lunghissimo tempo. E dire che è solo un gatto. Ma perdere una persona cara… un padre, una madre… quale vuoto d’amore crea?
Penso alla morte perché ieri è improvvisamente mancato il padre di un mio caro amico. Tempo fa la stessa sorte era capitata ad una mia cara amica. Ieri è toccato a loro, ma domani forse capiterà a me. Non di morire – che non avrei modo di addolorarmene – ma di vedere morire qualcuno a cui voglio molto molto bene.
Così una volta ancora ripeto a me stesso, come un mantra: “ora è il momento giusto per vivere, ora è il momento di agire e di andare verso l’altro, ora il momento per dedicare del mio tempo alle persone care, ora di dimostrar loro l’affetto, ora, ora, ora…“.
Altro non so fare, contro la morte.




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6 Commenti
Quello che dici è stupendo, è un grande insegnamento, il prendere coscienza che il momento da vivere è quello di oggi, non domani nè ieri. Mentre leggevo mi è venuta in mente la fine del film “Il miglio verde”, quando Hanks fa quel discorso sulla maledizione di aver vissuto così a lungo da restare solo e veder morire tutte le persone a cui aveva voluto bene…
Attento a quel mattone, lo sbriciolerei prima che diventi troppo pesante: a volte le lacrime sono curative.
Ti abbraccio,
L*
Ahhh!!! “Il miglio verde”! Che film stupendo! Ecco… davanti a certi film invece piango un casino… uff…! :^(
p.s. in questo articolo sulla morte reale le lacrime “da film” non le ho considerate perché scaturiscono dalla finzione ;^)
Non si è mai pronti di fronte alla morte, poi non è detto che soffriamo di più se è un familiare, dipende dal rapporto e scambio d’amore che c’è stato prima. Ricordo ancora la sofferenza di mio figlio quando aveva 8 anni, durante la corrida in Spagna. Piangeva in silenzio,lo sguardo pieno di dolore nel vedere il trattamento riservato ai tori. Ho capito in quel momento lo sbaglio di noi genitori. Poi altre volte la sofferenza di persone, purtroppo giovani,prima di morire. La morte poi diventa liberazione, per loro.
Un saluto
La morte… Nel nostro mondo vista in maniera negativa; in altri in maniera completamente diversa. Potrebbe esser considerato un passaggio. Dopotutto la persona non se ne va completamente, ma la portiamo dentro di noi grazie al ricordo. Perché rattristarsene se non per la sua dipartita terrena. Non so voi ma volte sono più triste quando ripenso ai miei cari che quando se ne vanno di soprassalto.
ah sorella morte che non si sa mai a che porta bussa…e quando…
a volte l’accetto, a volte mi spaventa…non so perchè…
un tempo s’avvicinava ai nonni..e poi ai genitori diventati nonni nel ciclo della vita…ma oggi…
Ho perso un amico coetaneo qualche mese fa…e una amica poco più grande di me la settimana scorsa…
genitori giovani…che lasciano orfani ancora troppo piccoli per dare un significato alla morte…
e come poterli consolare?..nn ci sono parole…
Quel momento è esattamente ora…