
Portico a Serravalle
Non riesco ad essere emotivamente distaccato dalle persone che ritraggo, anzi, l’emozione la cerco, ne ho bisogno: essa è l’energia che mi sostiene nel creare qualcosa che abbia fotograficamente più valore. Perciò le persone che ritraggo devono emozionarmi! E se non lo fanno, se sono antipatiche, o insipide o peggio insulse, oppure se la loro diffidenza ammazza il mio enstusiasmo e “mi tarpa le ali”, beh… è naturale: non riesco a fotografarle al meglio, causando – per come la vedo io – solo una gran perdita di tempo. D’altronde, ho sempre più chiara l’idea che questa attività deve farmi solo contento… deve essere un piacere puro prima di tutto, e per me (e sennò, per chi?). Solo allora ne gioveranno tutti.
Fotografare le persone è così: coinvolgente! Sembra una banalità, ma si tratta di soggetti, non oggetti! E ciò implica un dialogo. Così ci parlo insieme un sacco, vibro con loro e mi affeziono, indipendentemente dal sesso o dall’età: siano esse donne, uomini, vecchi o bambini, e capita di partecipare pure alle loro sofferenze… Ovviamente il tutto è finalizzato a creare qualcosa di buono e ciò avviene nella massima correttezza. Chiamo questa cosa “sublimazione” in senso lato, anche se il termine è preso dalla psicologia e il suo significato originale è ristretto alla sfera sessuale.
Anche se far circolare in corpo queste emozioni è una cosa piuttosto stancante, mi diverte un sacco veder nascere un’opera fotografica, mi fa sentire vivo e mi permette di esprimere una parte essenziale di me che spesso è inutile nel lavoro di tutti i giorni.
Col risultato che mi sento sereno e realizzato e, proprio perché sereno, dò serenità alle persone che amo e che mi stanno vicine.
Grazie Massimo per le emozioni che ci regali! le tue opere emanano sempre qualcosa di unico e farsi fotografare da te è un piacere, un onore e un’esperienza bellissima!
un abbraccio
che bello che sei massi ;o))